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ideazzurra
L'unica cosa di cui aver paura? E' la paura stessa. (Franklin D. Roosevelt)
CULTURA
13 maggio 2012
Ideazzurra: se Gian Antonio Stella fa apologia del fascismo, noi tutti dovremmo riflettere su certe implicazioni

Quando, un insospettabile moderato e famoso giornalista; come Gian Antonio Stella viene colto in flagrante a fare l'apologia del fascismo; con espliciti interrogativi colmi di rimpianti per quell'epoca in cui i soldi avanzavano agli amministratori, e gli ingegneri comunali erano più che sufficienti per progettare e realizzare opere, e questo accadeva anche nelle città d'arte come la serenissima Venezia! Allora occorre riflettere! Rispetto a tanta evidenza, non si può restare indifferenti. Anche perché i richiami alla classe dirigente attuale provengono da più parti, e facendo l'ennesimo confronto con quel passato non ancora passato, si scopre sempre la sconfitta di quell'Italia che nacque in quel famoso 2 giugno. Se poi il monito viene lanciato da Gian Antonio Stella, che non è una testa rasata, né un estremista di casapound, allora è necessaria una buona e sacrosanta pausa di riflessione, per richiamare su questi fatti, proprio i censori e i vari custodi della memoria. Auspicando che, ne facciano ammenda. Infatti, senza farne troppo mistero, l'autore del saggio “LA DERIVA”, già da tempo sorprende il grande pubblico, perché con quel suo modo di scavare nel passato del nostro paese, e quel ricordare che, l'Italia produceva eccellenze, e talvolta ci si ritrova a pensare che, queste erano figlie leggittime di quel fascismo che oggi rappresenta il tabù di molti intellettuali.


Considerato quanto appena detto, appare evidente che si porta il lettore a pensar male, molto male rispetto alla zona proibita che è stata costruita ad arte intorno a tale filosofia di vita (che prese in consegna un paese ancora profondamente diviso, e gli diede non pochi slanci d'orgoglio). Ma questo tabù è alimentato anche da pessime leggi, che vietano agli italiani di essere sé stessi, ragion per cui, in tutti questi anni non s'è riuscito ancora produrre nessun tipo di alternativa rispetto ai vari ritorni al passato.

Ecco, dunque il testo in questione tratto dal libro LA DERIVA

Eppure anche noi, un tempo, eravamo svelti. Un esempio proprio veneziano? Senza tornare al grandioso canale «sborador» scavato in soli 1592 giorni col badile e le carriole, da Porto Viro alla Sacca di Goro per dare nel 1604 un nuovo sbocco al Po, basta ricordare i tre ponti principali costruiti negli anni Trenta del Novecento dall'ingegnere capo del municipio Eugenio Miozzi. Mica un genio coccolato nei salotti di Parigi e di Manhattan: l'ingegnere comunale.

Sapete quanto impiegò per costruire il celeberrimo e lunghissimo Ponte della Libertà che solca la laguna, parallelo al ponte ferroviario edificato a metà Ottocento dagli austriaci, unendo la città serenissima alla terra ferma? Due anni scarsi: 657 giorni. E siccome verso la fine si accorse di avere speso meno di quanto gli avevano dato, decise di usare i soldi avanzati per costruire davanti alla stazione dei treni un nuovo ponte che scavalcasse il Canal Grande, quello degli scalzi. I lavori cominciarono nove giorni dopo l'inaugurazione da parte del Duce del collegamento translagunare: altri 542 giorni ed era pronto anche questo. E siccome verso la fine di questa seconda opera si accorse di nuovo di avere speso meno del previsto, decise di buttar giù il vecchio ponte di ferro dell'Accademia, che versava in condizioni pietose, per sostituirlo con uno provvisorio di legno. Abbattimento, rimozione dei detriti, costruzione del nuovo manufatto e inaugurazione: un mese. Un mese! E il ponte di legno, bellissimo, è ancora lì.

Al che ti domandi: che cosa si è rotto? Quando? Perché? Come mai a un certo punto tutto si è trasformato in progetti di progetti per fare nuovi progetti senza un colpo di piccone?



  • LA DERIVA, RIZZOLI – GIAN ANTONIO STELLA E SERGIO RIZZO – Pag.52



Cosa s'è rotto? Proprio nulla, giusto qualche dettaglio qua e là! Cosa rispondere al giornalista, che ha tutte le ragioni di questo mondo per lamentarsi di questa classe politica? Ma, in effetti, da quando manca la croce bianca sul tricolore, l'Italia, sembra aver preso la via della tangente, e questa via è ben protetta da apposite leggi che la tutelano da quelle pericolosissime persone oneste, a cui fa riferimento il Sig. Stella nel suo libro. Così una volta sistemati a dovere coloro che desiderassero riprendere “the right way” (la strada giusta), non ci resta altro che scegliere tra tipi sinistri e inclini al malaffare. E chiaramente gli esempi non mancano, anzi oserei puntualizzare dicendo che, l'abbondanza di malaffare sinistro è così grandemente palese, che in molti si chiedono come mai la penisola non è ancora sprofondata nel mare dei debiti che questi hanno contratto, e per i quali chiedono al popolo di pagare il conto. Dunque, siamo orfani, senza il nostro passato, e la nostra memoria è drogata da ideologie straniere che non ci appartengono. Siamo vittime di filosofi germanici, che tanto danno hanno recato al mondo intero.

E se per caso, grazie a queste leggi liberticide stessimo spianando la strada a un passato più remoto che metterebbe in discussione anche l'esistenza stessa dell'Italia, nel senso di entità unica e indivisibile, di chi sarebbe la colpa? Lascio senza risposta il quesito, però non credo che la nostra Italia possa uscire sconfitta anche dal confronto con il passato Borbonico e Asburgico, e di tutti quei tiranni stranieri che hanno trattato i nostri antenati come zerbini, sudditi e mai cittadini. Possibile che gli sgherri e guardapiazza borbonici erano meglio della Benemerita Arma dei Carabinieri? E rispetto ai briganti, che dire? Possibile che questi avanzi di medioevo, possono tornare così alla ribalta e rivalutati come eroi romantici? Questi rigurgiti di storia, con tanti patetici ricami che, fantasiosamente ricuciono il passato remoto al presente, fanno un salto all'indietro di oltre 200 anni! E si pongono prepotentemente in relazione col presente attuale. Così, inermi assistiamo all'amnesia degli storici su fatti che riguardano il Novecento, e prendiamo lezioni dai nostalgici del Settecento. Ma è possibile parlare di futuro in questo modo? La verità è un'altra, noi stiamo impiccando il bel paese sulla forca borbonica, stiamo chiudendo la la nostra gloriosa memoria risorgimentale nelle buie carceri di quel regime sanguinario. Gli storici rifiutano il risorgimento perché quell'epoca gloriosa di rinascita, traghettò l'Italia nel fascismo. Questa è la verità! I Borbone torneranno, e voi tutti li farete passare, e quando si accomoderanno sul trono, ridurranno l'Italia in pezzi, avremo di nuovo due Sicilie, “faranno ammuina” e “funiculì, funiculà”. E questo scempio sarà consacrato sull'altare dell'antifascismo.

E non è difficile da immaginare la scena pietosa: interpreti, voi tutti, corrotti dal soldo straniero, col fazzoletto rosso in mano, «i tutori dell'attuale carta costituzionale» con le pance piene e con in tasca ancora i denari con cui venderete la terra dei vostri padri allo straniero, «Voi, vili e nauseabondi mercenari» saluterete allegramente la fine del bel paese cantando, “Bella ciao”.


Una bella canzone pop, potrebbe essere la giusta risposta al noto giornalista del Corriere della Sera: It's too late to apologize(?) - ONE REPUBLIC


POLITICA
6 maggio 2012
Grillo [è] un fenomeno da baraccone, è sempre stato tale, e non cambierà mai. OGGI E' UN SIMPATICO GOLPISTA BORBON-CIN-LEGHISTA

Grillo è un prodotto di discount

Grillo [è] un fenomeno da baraccone, è sempre stato tale, e non cambierà mai

[Avviso al benigno lettore; questo post è più lungo del solito]


A un primo sguardo, può apparire divertente. Il Grill Beppe è dinamico, ostinato, e soprattutto, ha senso dell'umorismo. Ma, slogan: né destra né di sinistra, sono molto, molto pericolosi, e tra breve scopriremo il perché.

Comincia sempre il suo circo mediatico, con la stessa retorica frase: la destra? "Un mosaico di truffatori"; la sinistra? "Anche peggio". I partiti sono il cancro della democrazia; le grandi aziende sono gestite da ladri e vagabondi; gli intellettuali hanno lasciato il cuore e il portafoglio a destra (e per lui questo sarebbe un male, il male dei mali). Nessuno viene risparmiato dal veleno del comico 60 enne, ancora sprovvisto di bastone, che non vuol saperne di andare in pensione. Così abbiamo metabolizzato le sue balle che oramai raggiungono grandezze stellari. Ma il pubblico, (il suo gregge) è entusiasta, specialmente quando dice: non voglio creare un partito! E il pubblico (ripeto il minuscolo gregge del suo orticello), risponde sempre con tanto calore: bravooo! Poi prosegue sempre con il suo cavallo di battaglia: vogliamo un Parlamento pulito, fatto di persone che non siano state condannate per alcun reato. E il pubblico esulta: Siiii! (quando dico pubblico, intendo il suo sparuto mucchietto).


Ma come recita una nota canzone di Franco Battiato, "nulla è come appare, nulla è come sembra", così quell'area dell’anarco-sindacalismo, attribuita più volte all'antipolitica, prende distanze chilometriche dalle manifestazioni dei grillini, e non né riconosce alcuna affinità, e men che meno una legittima autorità. Anzi sembra che questi, sfruttino in rare occasioni, e solo come un'utile palestra a cielo aperto, quelle pittoresche manifestazioni fornite dall'ex comico Genovese. Quindi il Grill Beppe, per quanto cerchi di apparire rivoluzionario, libertario, anti-sistema, in realtà non ispira fiducia. Infatti, da vent'anni a questa parte, si nota, strano ma vero, che proprio questi gruppi a lui precedenti e solo apparentemente affini, pare che evitino con cura di confondersi col movimento di Grillo. Perché mai, le varie frange di lotta anti-sistema non si uniscono sotto la bandiera di Peppe l'ex comico? Non è semplice da decifrare questo dato, però, appare chiaro che il movimento che conduce il Grill Beppe, in realtà non è vera antipolitica. Infatti, il "gruppo di Grillo" pur manifestando avversione al ruolo dei partiti, ricalca tutti gli aspetti di un partito, e partecipa alle elezioni con propri candidati, che poi diventano parte del sistema stesso. Questo già di per sé fa storcere il naso a tutti quelli che leggono montagne di libri nelle varie università, e sognano Libertalia, il paese con meno stato e senza tasse. E poi, si può essere sia ANARCHICI che MONARCHICI? E le sue continue affermazioni a favore della congiurata monarchia Borbonica, fanno di lui un restauratore, UTRACONSERVATORE, più simile agli oscurantisti medievali, che non ai moderni riformatori, o qualsivoglia innovatore. E così spariscono tutti quei NEO-MAZZINIANI, (se così si possono definire queste nuove energie), che si defilano immediatamente da quella melma anti-moderna, e cospiratrice in cui appaiono le oscure ombre di un regime assoluto, lontano nel tempo, però mai dimenticato, e tristemente noto per la sua spietata crudeltà, dimostrata sia nelle Americhe, che in Europa. E quindi chi ama la libertà difficilmente riesce a conciliarla con la monarchia assoluta degli eredi di Re sole di Francia. Questo aspetto è allarmante se lo si confronta col finto giacobinismo di Di Pietro e De Magistris, i quali ogni tanto prendono pure la bustina di zucchero, per condire il caffè Borbone, e magari c’inzuppano pure il biscotto. E allora se quella di Grillo non è antipolitica, quel movimento che produce da tempo immemore una gran «frantumatiocojones» diffusa su livelli d'intollerabile sopportazione, che cosa rappresenta? Questa risposta è più semplice. Beppe, il Grill Beppe, quel maialetto barbuto che mentre parla suda come un giocatore di poker che sa di bleffare, quello che, per essere convincente si dimena energicamente, rappresenta l'opposto dell'antipolitica. Lui è quello dell'anti-cultura, ovvero la mancanza di cultura, l'essere incolto, praticamente è la quintessenza della selvaggina, lo stato brado dell'essere umano. E devo ammettere che i continui scontri con Di Pietro, testimoniano proprio quanto detto prima; litigano perché si trovano a doversi contendere sullo stesso territorio nazionale la stessa "nicchia sociale"; dalla quale si scaturisce la loro esistenza. Il movimento si nutre di quell’ignoranza coltivata, pregna di volgarità. Quella è la loro fonte di benessere, e per dominare sulla gente incolta, devono operare una cancellazione delle loro fragili credenze.


Così frantumano le coscienze di quei poveri peones-cojones, che seguono il movimento e sanno anche abbaiare a comando. Tuttavia i litigi con Antonio Di Pietro sono solo apparenti, perché sia il “fenomeno”(da baraccone) ex comico Grillo, che il “fenomeno”(genio del trattore) l'ex magistrato Di Pietro, sono figli alla stessa mamma, e per ora non dico altro. (Secondo l'Eneide, sarebbero propriamente detti, figli di TROIA).

[RIFERITO AL VIDEO: so già che nessuno mi crederà, cari grillini, nessuno di voi ammetterà mai di essere come quella massa informe di trogloditi, - e come Goldstein - sarò odiato. Odiato per aver detto la verità, su di voi e sul vostro conduttore]

IL DECALOGO PER LIBERARE IL GRILLINO DALLE CATENE

  1. Chi controlla il passato? I partigiani, i Borboni, e qualche altro . . .

  2. Chi ha vietato l'apologia del fascismo? I partigiani, i Borboni, e qualche altro . . .

  3. Sei sicuro di essere libero? Quando è stata l'ultima volta che hai pensato a qualcosa che "non" ha detto anche Di Pietro, Travaglio e Company?

  4. Non siamo in GUERRA! E finché ci sarà il ciclo perenne, delle acque, l'acqua non mancherà, e il padrone dell'acqua non esiste! Perché il padrone del cielo non è l'uomo.

  5. L'uomo? NON E' DIO, CHIARO! e tutti quelli che hanno sostenuto il contrario sono morti.

  6. Nietzsche è morto, ma Dio no!

  7. Il superuomo non esiste.

  8. Il grande ordine mondiale non ci sarà MAI!!!!!! ...... Il mondo è caos, e caotico è l'universo.

  9. L'uguaglianza non esiste, siamo tutti diversi.

  10. Fatti una famiglia, e spegni sto caXXo di computer!


E pensare che siamo solo alle premesse, e non ho voglia di scrivere un enciclopedia, in cui riportare tutte le malefatte e i danni che derivano da tali idee grilline. Sia chiaro all’erudito lettore, che può sentirsi ampiamente legittimato a pensare che questi soggetti erano, e tuttora sono eterodiretti. E qui occorre specificare che Ideazzurra, di solito non si lascia appassionare da ipotesi di complotto, però davanti a tanta evidenza, anche il più scettico razionalista come il sottoscritto, è costretto ad ammettere che “in questo caso specifico”, l’eminenza grigia è presente, il lobbismo è innegabile, e rispetto a questa banda dei Travagli-Grill-Grulli, persino Bisignani rischia d’apparire un angioletto. E a tal proposito, come dimenticare, l'ex P.M. Di Pietro quando mise in moto un palcoscenico mai più visto, nelle aule di giustizia, in cui non poteva mancare il “computer”. Ricordo che era un Macintosh, però a me sembrava più un “gobbo” come quelli usati nel teatro per ottenere suggerimenti sulla parte da recitare. Ma torniamo a Grillo, e lasciamo stare le altre marionette come Di Pietro, De Magistris, e Travaglio, questi sono collegati al Grillo parlante, e tutti potrebbero essere collegati a loro volta al GRILLO PENSANTE (GRULLO PENSANTE!), che non è Beppe l'ex comico. Però per motivi di sintesi non posso farne ulteriore cenno in questo testo.


Beppe il censurato

Beppe Grillo venne allontanato dalla televisione nel 1986. Perché, durante un programma attacco i socialisti con una barzelletta. Ideazzurra crede che quello fu solo un pretesto, non avalla i censori, anzi la barzelletta è carina, e può essere applicata anche ai comunisti, perché la Cina è soprattutto comunista.

Ecco la barzelletta: Craxi (Berlinguer) era andato in Cina accompagnato da decine di compagni di partito, Claudio Martelli (Sandro Bondi), il suo vice, gli chiede: Compagno Bettino (Berlinguer), se in Cina sono tutti socialisti (comunisti), a chi rubano? – Tutto questo alcuni anni prima del teatrino di "Tangentopoli".



Beppe il lobbista che, da censurato, censura anche i bambini

Uno come lui ha paura di questo video! . . . Perché? Intanto è stato terribilmente cancellato dal suo blog, così ci tenevo a mostrarlo a voi tutti. È questo video cos'ha di pericoloso? Non mi risulta che censurasse altri video degli stessi autori, quando questi attaccavano Berlusconi. – Però l'ultimo fotogramma è interessante, mostra il burattinaio che, somiglia a John Lennon.



Questo video mostra quant'è lungimirante il Grillino

Contro internet (Non credo ci sia bisogno di commenti)

Ecco abbiamo appena visto di quale coerenza è capace.

Ecco abbiamo appena visto di quale coerenza è capace. (BIS)

Ma siamo ancora sicuri che Beppe mantiene quello che dice? Le sue parole, i suoi pensieri, hanno ancora un senso? L'Italia chiede persone affidabili, che abbiano idee chiare e non le cambiano in base alle convenienze del momento, anche perché l'Italia non ha mica bisogno d'un altro Clemente Mastella.


Beppe Borbone



Ecco, abbiam visto il grillino cagnolino borboncin! Che dire, lui somaro com'è, non conosce la storia, e la impara in pillole. Allora vogliam fornire una supposta di storia al signor Fuck-Man? La dominazione Borbonica in Italia ha origini antiche, e gli storici quelli veri, fanno cominciare la dominazione spagnola in Italia dal 1559 con la pace di Cateau-Cambresis. Gli spagnoli vinsero grazie a un brillante intervento di un certo Emanuele Filiberto, duca di Savoia, che sconfisse i francesi nella battaglia di San Quintino. Ecco, qualcuno potrebbe pensare che, al destino non manchi il senso dell'ironia, e in effetti, solo Grillo non sa, che i Borboni possedevano svariate regioni del nord, prima di giungere nel profondo sud, tra queste ricordiamo la Toscana, alcune parti dell'Emilia, e sul Piemonte bisogna fare ulteriori considerazioni. Infatti quei Savoia, non erano i Carignano! Erano parenti diretti di Franceschiello di BORBONE! Dunque, visto che i Borboni sono meglio di quest'Italia, (SECONDO IL GURU DEI GRILLINI), che dobbiamo resettare tutto, perché non cominciamo dal nord? Fu per un caso fortunato, che Carlo Alberto si trovò a regnare a Torino, e se non avesse fatto ammenda della tentata rivolta contro la sua stessa casata in Piemonte, avremmo avuto Francisciello Re delle Due Sicilie, e pure delle due Sardegne! Ovvero dell'Italia non asburgica(coi quali erano comunque parenti). Questo senza dimenticare che Maria Cristina di Savoia(appartenente all'altro ramo Savoia proveniente da Vittorio Amedeo I), fu moglie di Ferdinando II, RE BOMBA! E Francischiello fu quello che veramente scappò all'estero, quello che dopo la disfatta, fu ospite dei nemici austriaci, che ancora possedevano il Trentino.


Ben diversa fu la storia di Vittorio Emanuele III dopo l'8 settembre del '43; dopo aver arrestato Mussolini, dichiarato guerra alla Germania nazista di Adolf Hitler, orchestrò un “arrocco strategico” tipico del campione di Scacchi, e creò il VERO REGNO DEL SUD! Con capitale a Brindisi (ITALIA), coordinò la VERA resistenza con tutto l'esercito fascista che rifiutò di sottomettersi alla calata dei nuovi austriaci, ovvero i tedeschi di Hitler. Vittorio Emanuele III perse sua FIGLIA Mafalda, nei campi nazisti, e quando tutti i giochi furono conclusi, RE Vittorio tornato a Roma, sostituì subito tutti i sindaci italo-americani in odor di mafia. E voi (comunisti) invece di ringraziare il vero eroe e padre della nostra Italia, lo sapete cosa gli avete fatto, con una votazione truccata lo avete cacciato, e lui è andato via, come solo un nobile sa fare, FERT, FERT, FERT.

PS: Se il Grillo va cercando Borboni, che governino a casa sua! Meglio dormire tutti i giorni su un materasso di scorie radioattive, CHE FAR TORNARE I BORBONI al governo del nostro paese, o di una sua parte.



Conclusioni


L'Italia è un grande paese, e gli Italiani sono gente sveglia, vanno dal comico per ridere di lui, ma quando votano pretendono gente seria e capace. E vedo chiaramente che Grillo in questi vent'anni di governo Berlusconi, nonostante le varie crisi, non ha avuto mai un grande seguito, e per quanto lui si sforzi, la sua cospirazione anti-italiana non riuscirà. E nemmeno i grillini sono farina del suo sacco, quelli che lo seguono sono, gli orfani di Pecoraro Scanio, solo e soltanto loro che grazie alle vittorie di Berlusconi hanno visto dissolversi il loro partito, e hanno fatto confluenza in quella specie di movimento. (Ma quale antipolitica, ma mi faccia il piacere!). Ma quale antiberlusconismo, Grillo dovrebbe ringraziarlo. Chiaramente anche Berlusconi deve ringraziare i grillini, grazie a loro Silvio ha trovato il pretesto per non fare le grandi opere. Certo che, quel 3% locale, che distribuito non è nemmeno 0,01% degli italiani. Che bella vittoria è stata per Grillo che ha spaventato il governo del fare. La televisione poi ingigantisce tutto, così pure "il Pierino" quella specie di capo dei no-tav, ci è apparso in TV come fosse Leonida. Questo e tutto, anzi questo è troppo! E non credo che il nostro paese, che è passato dai salotti democristiani, poi finito nella camera da letto di Berlusconi, voglia concludere la sua esistenza nel cesso di Beppe grillo! – Basta frantumatiocojones, basta grillini, basta anche berluscones. Compresi i Legisti-nazi, e i borboni-pazzi. Era meglio quando, all'opposizione c'erano i comunisti quelli veri, perché nonostante dal mio punto di vista le loro idee erano insopportabili, loro erano sì comunisti, ma non dimenticarono mai d'essere Italiani. – Ideazzurra blog anticomunista –

CULTURA
4 novembre 2011
ONORE AI CADUTI DEL 4 NOVEMBRE 1918, DAL QUEL CORAGGIO VI FU ITALIA


Non c'è spazio per commenti personali, basta leggere la lapide del Bollettino della Vittoria presente in ogni caserma o municipio d'Italia, che ancora rappresenta la vittoria italiana contro l'impero austro-ungarico.

* * *
Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12


(Quello che segue è il testo originale dell'epoca)

La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Il capo di stato maggiore dell'esercito, il generale Diaz



POLITICA
30 ottobre 2011
Luigi Einaudi come Edgardo Sogno, era un grande anticomunista, liberale e conservatore

 

Luigi Einaudi come  Edgardo Sogno, -- come lui fu padre costituente, entrambi al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, votarono per la ricostruzione della monarchia sabauda. Ma questo non impedì ad Einaudi la corsa a Presidente della Repubblica, questo perché era un grande anticomunista --

Luigi Einaudi era per molti un liberale, un intellettuale eccellente pluridecorato sia in Italia che all’estero. Fu presidente della repubblica nel 1948. Ma molti lo ricordano semplicemente per quello che era, un cuneese di ferro rigoroso sia nello studio, che nella dialettica. Fu capace di reggere anche duri scontri dottrinali con Benedetto Croce, e questo non era certo un tabù, per un personaggio colto come era Einaudi. Queste differenze di pensiero rispetto ai socialisti-liberal crociani furono più marcate nell’immediato dopoguerra, sebbene erano già visibili chiare differenze già dai primi scritti dei primi anni del novecento. Chiaramente fu firmatario del documento crociano degli intellettuali antifascisti, ma non fu mai un personaggio da accostare alle sinistre, con le quali era da sempre in contrasto, per la sua spiccata propensione verso l’idea di uno stato poco statalista, e con poche regole. Nel pensiero di Einaudi figurava spesso uno stato nel quale non erano più distinguibili le divisioni della classica triade dei poteri: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario. Lo stato di diritto dell’800 - secondo l’intellettuale piemontese - ingessavano le libertà dell’individuo, e limitavano le responsabilità oggettive delle imprese ad assumersi i propri rischi, pertanto supponeva un sistema con altri vincoli, che non limitassero la legge del mercato per via giudiziaria. – Questo aspetto figura in molti suoi scritti, nei quali si evince questo concetto di stato minimo applicato anche al concetto di un europeismo delle nazioni, viste come autonomie vicine al cittadino. In effetti, la sua visione era quella di un’Europa dotata di una capacità politica comune, tipica dello stato minimo, ma al tempo stesso dotato di una difesa forte, intesa anche in senso militare, che potesse sostenere il confronto con le forze del blocco sovietico. Va ricordato che lo stesso Einaudi era in pieno accordo con la dottrina Truman. Tuttavia nulla sappiamo del suo interesse nelle faccende che riguardarono la costituzione delle operazioni “Stay-Behind”. Occorre comunque l’obbligo di ricordare come questo personaggio fosse simile sotto tanti punti di vista ad Edgardo Sogno, anch’egli liberale, e come lui Einaudi rimase sempre attaccato alla monarchia sabauda, anche dopo la caduta del fascismo, e proprio come Edgardo Sogno, al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, Luiugi Einaudi votò per la ricostruzione della monarchia sabauda. Ma questo non gli ha impedito di diventare presidente della repubblica soli due anni dopo da tale manifestazione ideologica, probabilmente quella era un’altra Italia, forse migliore di quella che abbiamo oggi. Dico questo perché strumentalizzare il cinquantesimo anniversario dalla morte di Luigi Einaudi e farlo entrare nel dibatto pro e contro Berlusconi mi sembra proprio fuori luogo, anche perché era posizionato decisamente sul fronte anticomunista, senza alcun dubbio, proprio come lo fu Alcide De Gasperi, Edgardo Sogno, e tanti altri personaggi che scelsero di stare sul fronte occidentale della cortina di ferro. La lectio magistralis di Luigi Einaudi, risulta ancora moderna, attuale e inapplicata, sia in Italia che in Europa, e preferibilmente siano evitate inutili visioni strumentali, tipiche di una sinistra immatura e sempre alla ricerca di nuovi testimonial, negli schieramenti opposti.
POLITICA
14 giugno 2011
Rassegnamoci siamo colonia energetica della Francia, siamo periferia non più nazione indipendente, faremo una fine peggiore della Grecia. -- Viva Sarkozy il nuovo NAPOLEONE !!!


 

Il vero vincitore del referendum sul tema energetico del nucleare, è sicuramente Sarkozy insieme agli altri partner stranieri che ci mantengono attaccati ai loro "fili elettrici". -- Se le multinazionali energetiche straniere, avessero chiesto a qualcuno di sabotare il nostro paese, probabilmente non avrebbero mai trovato tanti volontari a costo zero, come quelli che si sono recati a votare contro la scelta dell'indipendenza energetica dell'Italia.  Comunque, va pure detto che il miglior sabotatore, di solito ti dorme accanto, così come con la svendita quasi riuscita della nostra compagnia di bandiera ai francesi. Ancora una volta, a mettere l'Italia in posizione di "schiavitù", questa volta energetica, nei confronti della Francia, ci ha pensato Di Pietro con tutto il carrozzone di Bersani, Beppe Grillo e compagni, con la complicità dei soliti opportunisti che hanno fatto del populismo il loro mestiere. - Nulla di nuovo sotto il sole dunque, viste le prospettive attuali e le fallimentari idee in campo energetico, il fallimento dell'Italia è sempre più probabile. Ma allora se proprio dovessimo tornare a parteggiare un po' per i francesi, e un po' per gli spagnoli, allora credo che, dai Francesi possiamo veramente imparare qualcosa, e soprattutto spero di vedere la lezione francese, prima di dover imparare lo spagnolo. -- Tanto, di recuperare l'italianità non se ne parla nemmeno da lontano, e salvo alcuni casi di relazioni industriali, anche l'America è diventata tanto lontana. - E chi sognava Reagan, dovrà accontentarsi di Sarkozy, altrimenti c'è il rischio che qualcuno s'ispiri a Zapatero, o peggio ancora a Re BOMBA. -- Quindi, la triste conclusione del risultato del referendum, è di connotazione miope, e non curante del futuro, e se noi italiani non siamo capaci di badare a noi stessi da soli, qualcuno ci assegnerà un tutore, allora in questo caso specifico, e contestualizzato, spero tanto che sia francese. Si piantino di nuovo nel nostro paese gli alberi della libertà. -- Ben vengano, le idee d'oltralpe, e speriamo che questa volta "la belle èpoque" ci sia per tutti, e speriamo che duri abbastanza da cancellare le delusioni del passato. - Allons en France -  
POLITICA
5 novembre 2010
Federalismo oppure eccessivo campanilismo? Ma è così difficile essere tutti italiani? Ecco gli inni nazionali, ce ne sono quasi uno per ogni regione d'Italia.

Il nostro paese è una nazione apparente, sottolineo apparente perché appare come un popolo unito che durante il risorgimento si ribellò agli invasori e si diede una costituzione delle regole in modo tale da diventare uno stato degno di tale nome. Tuttavia al momento di scegliere se fondare uno stato centrale o federale, si optò per la soluzione centralista perché erano ancora presenti forti spinte localistiche. Queste spinte se non fossero state controllate da una costituzione centralista, avrebbero riportato il nostro paese, nel giro di poco tempo, nelle divisioni del periodo pre-risorgimentale. Così va riconosciuto il merito ai padri costituenti, di aver ben compreso di che pasta sono fatti questi “italiani”. Sicuramente hanno dato vita ad una costituzione con alcuni difetti, però la via dello stato centrale era inevitabile, specialmente considerando il fatto che tuttora non esiste una visione unitaria dell'italiano, inteso come popolo. Ancora oggi, guardandomi intorno, noto un trasbordante campanilismo becero, si rivendicano antiche divisioni e sepolte rivalse sui confini del nostro paese, che creerebbero solo altri problemi, da aggiungere a quelli che già ci sfuggono dal controllo. Mentre si vola verso l'Europa unita, trovo quasi fuori luogo il fatto che eccessivi localismi ancora oggi caratterizzano la cultura dell'Italia di oggi. Così vedo i Veneti che vogliono rifondare la Serenissima, i Lombardi che non concordano con l'obiettivo della Padania libera, ma alcuni desiderano una Lombardia libera. In Trentino ci si rifiuta di parlare italiano, preferiscono il tedesco. In Piemonte sognano la monarchia sabauda, in Toscana cantano la “Leopolda” inno del gran ducato. Così scendendo lungo lo stivale gli unici che non minacciano secessioni sono i romagnoli, umbri, marchigiani, e laziali. Mentre più giù nel sud rinascono i Borboni, ma non sulle isole che vogliono entrambi essere autonome. Mentre questi pensano ai campanili, ed ognuno a dividere il proprio orticello da quello del vicino, ci sono altri gruppetti che rivendicano l'annessione all'Italia dell'Istria, della Corsica, di Nizza e della Savoia. Incredibile, stando così le cose, prevedo tempi duri per chi auspica una memoria comune e condivisa. E quello che mi preoccupa ancora di più, è la totale mancanza di obiettivi nazionali comuni, insomma qui sembra di assistere al carnevale delle ideologie, ed al più spietato campanilismo, non credo che ci siano al mondo paesi più divisi del nostro. E quello che è peggio non riesco ad immaginare la cura per questo male profondo che ci rende sempre più divisi e sempre più vulnerabili rispetto alle grandi economie autoritarie che dominano “unite” la scena economica e sociale del nostro secolo.


A titolo di esempio ecco alcuni inni delle "regioni-stato"


Inno della Serenissima di Venezia

Inno Asburgico per il Trentino alto adige

Inno dei Savoia piemontesi, usato durante l'Italia monarchica

Inno della Padania, ovvero dei Lumbard

Inno della Toscana - La Leopolda

Inno della Sardegna

Inno Borbonico del regno delle due sicilie - Senza la sicilia che sembra voglia mettersi in proprio

Inno della Sicilia

POLITICA
12 ottobre 2010
POVERA PATRIA, SILVIO BERLUSCONI E' PEGGIO DI PRODI, Wen Jiabao IN ITALIA?


Mentre in Norvegia, assegnano un premio nobel a Liu Xiaobo, un Anticomunista cinese, un eroe per quelli come me, perché fare l’anti-comunista in Cina non è affatto facile, e spesso si paga con la vita. - Vediamo il Premier Berlusconi che se la ride con il responsabile della Cina di oggi, di quella Cina che opprime e nega il diritto di “essere umani” a circa un miliardo di persone, provo vergogna per quello che vedono i miei occhi. Sono convinto che né Fassino, né D’Alema sarebbero mai arrivati a tanto, e non esagero se dico che Berlusconi qui ha superato anche Diliberto, e mi sono limitato a considerare solo qualche frammento di politica estera, non ho volutamente parlato di tutte quelle riforme mai fatte, né tanto meno di tutte quelle promesse disattese, probabilmente aveva ragione

Indro Montanelli quando diceva:

Berlusconi è una di quelle malattie che si curano con il vaccino.

E per guarire da Berlusconi ci vuole una bella dose di

vaccino Berlusconi.

Bisogna vederlo al potere.

E io mi sono vaccinato, ecco lo scopo di questo post,

fornire il vaccino giusto.





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POLITICA
17 marzo 2009
Mi torna in mente, una canzone di Elio e le storie tese.


Passa il tempo, passano gli anni, ma alcune vecchie canzoni restano ancora molto attuali, perché ancora oggi, l’italietta fatta  di soldati di ventura, che parteggiano ma non prendono parte, non è ancora un ricordo del passato.
Ma soprattutto  perché, la corruzione non conosce crisi, infatti ancora dilaga specialmente al sud. 

Isacco
politica estera
7 marzo 2009
UN IMPEGNO CONCRETO PER LA RICOSTRUZIONE DELLA PALESTINA.

UN PIANO MARSHALL PER GAZA.

PALESTINA, IL GOVERNO ITALIANO CONTRIBUIRA’ ALLA RICOSTRUZIONE.

 

un piano Marshall per rilanciare l'economia palestinese sarà inserito tra le priorità del G8 sotto presidenza italiana. Lo ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi, durante una conferenza internazionale, tenutasi a Sharm el Sheikh.

Silvio Berlusconi in nome e per conto del governo Italiano, pone sul tavolo una donazione di  100 milioni di dollari per la sola ricostruzione di Gaza.
Anche altri paesi hanno collaborato, fra essi anche gli Stati Uniti, con un’offerta di 900 milioni di dollari.

Il Premier Silvio Berlusconi ha esortato entrambe le parti per costituire un dialogo solido e duraturo, ha proposto l’avvio di grandi opere per incrementare il turismo e il rilancio di una economia libera e svincolata dai gruppi eversivi che tuttora tengono in pugno la gente comune palestinese, quella che vuole veramente la pace.

I rappresentanti della lega araba sono più che soddisfatti dall’interesse della comunità europea e degli Stati Uniti, le offerte richieste erano stimate all’incirca   sui 2,8 miliardi, ma sul tavolo sono stati messi dai paesi donatori riuniti, una cifra che quasi raddoppia le richieste fatte, con un totale che ammonta a 4,481 miliardi di dollari.

Voglio spendere ancora due righe per puntualizzare un fatto oramai consolidato, che  è noto oramai da parecchio tempo, e desta in me qualche perplessità. Gaza fa notizia solo quando si parla di guerra e di morti?  Come mai, quasi nessuno sui blog riporta questa notizia [ANSA del 02-marzo-2009], che non parla di morti?

Non voglio essere insidioso, ma credo che sia arrivato il momento di smetterla con tanti sterili striscioni, strumentalizzanti, che costano il prezzo di una bomboletta spray e di un lenzuolo di cotone, che fa tanto “solidale”, ma non costa un capitale. Quindi senza tirar fuori nemmeno un soldo bucato molti si dichiarano pro o contro qualcosa che in realtà non conoscono, ma sono gia bravi a giudicare da lontano, magari davanti ad un piatto di spaghetti fumante e con tanti pregiudizi, che di sicuro non giovano alle popolazioni che vivono in una terra che non conosce cosa vuol dire la parola “PACE”.

Oggi sono contento che qualcuno fa qualcosa di “concreto” per portare la pace in quella bella e santa terra. Sono orgoglioso della politica estera che il nostro paese sta conducendo in questo periodo, seppure questo per qualcuno può sembrare poco, allora io dico che questo e il seme della pace piantato in Palestina, facciamo qualcosa per farlo germogliare.

 

 Isacco   

POLITICA
25 febbraio 2009
Ritorna il nucleare, senza leggerezze e con lungimirante ingegno riformista tipico del centro-destra.

 

Scritto     da    Isacco                                              per Ideazzurra

 

 

Nucleare, siglato accordo Francia-Italia

E' stato firmato a Villa Madama dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e dal Presidente francese Nicolas Sarkozy, un accordo congiunto sull'energia nucleare tra Italia e Francia.   L’accordo dovrebbe portare alla costruzione in Italia di almeno quattro centrali di terza generazione entro dieci anni.   Inoltre, l'accordo porta Enel a rafforzare la sua presenza sul territorio francese.
Niente male!

 Ma vent’anni di arretratezza nel settore energie, quelli non ce li toglie nessuno.

Se poi aggiungiamo i costi che il nostro paese ha dovuto sopportare per tutti questi anni, comprando energia dall’estero, prodotta ovviamente da centrali nucleari create ad hoc e sui nostri confini, allora lo scenario diventa davvero raccapricciante.


Se non ci si sente indignati, da una politica miope, scellerata e noncurante delle vere esigenze di crescita e di sviluppo di questo nostro paese, che doveva essere una piattaforma industriale e tecnologica e invece è diventata il fanalino di coda d’Europa. Allora? Se non ci si sente indignati, è solo perché siamo “rassegnati” ad una politica che ci ha sempre traghettati nel sotto-sviluppo, che  ci ha fatto etichettare  da mezza Europa, con il bollino di incapaci, se noi veniamo indicati come “Italiani spaghetti e mandolino” è anche colpa di chi ha dato consensi a tali movimenti politici, che miravano a smembrare il nostro paese , per portare i loro tornaconti fuori dai confini del patto atlantico.

 Ovviamente non voglio cavalcare l’ipotesi complottistica,  ma se lo faccio è solo per cercare un minimo di dignità in quella classe politica che ha caratterizzato, l’italietta di quegli anni.   Se non cavalco tesi complottistiche non mi restano troppi spazi di manovra, posso solo pensare che siamo stati tristemente condotti alle porte del terzo mondo da un manipolo di “idioti”, incompetenti, messi sulle poltrone e capaci solo di far saltare i governi, e i soldi dei contribuenti.

 Come è possibile, tutto questo nel paese di Enrico Fermi e dei Ragazzi di via Panisperna?  Riflettere è d’obbligo, specialmente se si pensa che il nucleare di fatto non produce quei gas dannosi per l’atmosfera e per l’ambiente.

Quindi non è sbagliato inserire nei piani di sviluppo sostenibile un progetto nucleare che favorirebbe l’occupazione di mano d’opera, tecnici specializzati, ingegneri e fisici. Avviando inoltre, un opportuno, piano di smaltimento dei rifiuti nocivi generati dalle scorie di lavorazione, si potrebbe giungere ad un nucleare “pulito”, che condurrebbe noi tutti nella nuova era delle tecnologie e del progresso.

  Il referendum abrogativo sul "nucleare" del 8-9 novembre 1987,

Uno scacco matto, uno sgambetto difficile da dimenticare.  A ridosso dell’esplosione di Cernobyl, una centrale nucleare situata in un paese comunista, mal progettata e mal gestita che esplose causando imponenti fughe radioattive, fece temere per la salute pubblica l’intera Europa e determinò quel senso anti-nucleare, da sempre cavalcato dai verdi (Italiani) e dalle sinistre, dell’epoca.

Quindi senza una opportuna formazione in materia di energia, con un fantasma di morte alimentato da paure ingigantite e trasformate, l’epilogo fu ovvio, l’80% degli elettori votò per rimuovere l’opportunità del nucleare alle generazioni future.

 Ma ai giorni nostri, ancora interrogo la mia coscienza pensando che da allora non ci sono stati altri “botti” e il numero dei paesi che inseguono il nucleare si è moltiplicato, guardando una cartina d’Europa vedo che persino la Slovenia (neo repubblica venuta fuori dall’influenza “comunista” della Jugoslavia) ha un suo programma nucleare autonomo e una sua centrale, allora cosa stiamo aspettando?

Cari lettori al futuro l’ardua sentenza, io mi sono permesso di dire le cose come le vedo dal mio punto di vista.

 

 

 

POLITICA
2 giugno 2008
AUGURI, ITALIA!

 

Oggi la Repubblica Italiana compie 62 anni, auguri Italia sei ancora molto giovane, come tutti i giovani, hai commesso molti errori, ma proprio da essi si impara a crescere.

L' Italia e nata, il 2 giugno 1946 a seguito di un referendum che ha trovato favorevoli 12.717.923  e contrari alla repubblica ben 10.719.284. Le schede dichiarate non valide furono 1.509.735.  Quindi come è ovvio a fare da ago della bilancia sono stati quei circa 2.000.000 di persone, grazie a costoro oggi siamo Repubblica.

Voglio sottolineare con un pò di malizia che alle ultime politiche "IL POPOLO DELLA LIBERTA' " ha raccolto 12.510.306 consensi. Contro i circa 11 milioni di monarchici di Weltroni. Magari un giorno, i comunisti verranno visti come oggi si guarda uno che dice di volere il Re d'Italia. 

Tuttavia l’Italia repubblicana è nata bella! Ma povera e nuda, la sua gente stremata da due guerre ma non per questo stanca.

Il primo dono ti è stato offerto dagli Stati Uniti D’America, Dal suo Presidente Harry Truman tramite il piano Marshall che ha permesso il piano case di Fanfani ed è costato all’ America al 30-6-'51 )  $ 1.289.810.140 dollaro più o dollaro meno  che corrispondono in  lire del 2000  a circa 20.153.283.437.500;

avete capito bene,  20 mila miliardi di vecchie lire.  Che  fine  hanno  fatto  tanti  soldi?   Questo  solo  il  Divo  lo  sa.

Ma non voglio rovinare la festa a chi si dichiara ANTI-AMERICANO oppure ai nostalgici della vecchia DC, io tratterò il piano Marshall in un altro momento, ed in maniera più dettagliata.

E’ doveroso considerare un fatto non un opinione; se i nostri vecchi politici tipo Andreotti, De Mita, Forlani  fossero stati dei veri statisti, loro che hanno governato questo paese per anni, se avessero amministrato bene questi aiuti, noi oggi non saremmo con i conti in rosso e con forte rischio black-out, e con un esercito che sembra l’armata Brancaleone.

Qualcosa sembra sia cambiato e la figura dell’Italia che ho posto qui al lato ne è testimone, l’Italia va a destra oppure non si fa.

Comunque la pensiate rispetto all’America, facciamo qualcosa per noi, facciamo qualcosa di Italiano, per Italia.    

 

Scritto da Isacco  per Ideazzurra.

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DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA USA 4 LUGLIO 1776



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Io dico che un comunista in una caserma dell’esercito è un comunista di troppo.
Un comunista nella facoltà di un’università è un comunista di troppo.
Un comunista tra i consiglieri americani di Yalta è un comunista di troppo.
E anche se ci fosse stato un solo comunista al Dipartimento di stato, sarebbe stato un comunista di troppo.

J. McCarthy Il 9 luglio 1952 convention repubblicana.



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