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L'unica cosa di cui aver paura? E' la paura stessa. (Franklin D. Roosevelt)
CULTURA
13 maggio 2012
Ideazzurra: se Gian Antonio Stella fa apologia del fascismo, noi tutti dovremmo riflettere su certe implicazioni

Quando, un insospettabile moderato e famoso giornalista; come Gian Antonio Stella viene colto in flagrante a fare l'apologia del fascismo; con espliciti interrogativi colmi di rimpianti per quell'epoca in cui i soldi avanzavano agli amministratori, e gli ingegneri comunali erano più che sufficienti per progettare e realizzare opere, e questo accadeva anche nelle città d'arte come la serenissima Venezia! Allora occorre riflettere! Rispetto a tanta evidenza, non si può restare indifferenti. Anche perché i richiami alla classe dirigente attuale provengono da più parti, e facendo l'ennesimo confronto con quel passato non ancora passato, si scopre sempre la sconfitta di quell'Italia che nacque in quel famoso 2 giugno. Se poi il monito viene lanciato da Gian Antonio Stella, che non è una testa rasata, né un estremista di casapound, allora è necessaria una buona e sacrosanta pausa di riflessione, per richiamare su questi fatti, proprio i censori e i vari custodi della memoria. Auspicando che, ne facciano ammenda. Infatti, senza farne troppo mistero, l'autore del saggio “LA DERIVA”, già da tempo sorprende il grande pubblico, perché con quel suo modo di scavare nel passato del nostro paese, e quel ricordare che, l'Italia produceva eccellenze, e talvolta ci si ritrova a pensare che, queste erano figlie leggittime di quel fascismo che oggi rappresenta il tabù di molti intellettuali.


Considerato quanto appena detto, appare evidente che si porta il lettore a pensar male, molto male rispetto alla zona proibita che è stata costruita ad arte intorno a tale filosofia di vita (che prese in consegna un paese ancora profondamente diviso, e gli diede non pochi slanci d'orgoglio). Ma questo tabù è alimentato anche da pessime leggi, che vietano agli italiani di essere sé stessi, ragion per cui, in tutti questi anni non s'è riuscito ancora produrre nessun tipo di alternativa rispetto ai vari ritorni al passato.

Ecco, dunque il testo in questione tratto dal libro LA DERIVA

Eppure anche noi, un tempo, eravamo svelti. Un esempio proprio veneziano? Senza tornare al grandioso canale «sborador» scavato in soli 1592 giorni col badile e le carriole, da Porto Viro alla Sacca di Goro per dare nel 1604 un nuovo sbocco al Po, basta ricordare i tre ponti principali costruiti negli anni Trenta del Novecento dall'ingegnere capo del municipio Eugenio Miozzi. Mica un genio coccolato nei salotti di Parigi e di Manhattan: l'ingegnere comunale.

Sapete quanto impiegò per costruire il celeberrimo e lunghissimo Ponte della Libertà che solca la laguna, parallelo al ponte ferroviario edificato a metà Ottocento dagli austriaci, unendo la città serenissima alla terra ferma? Due anni scarsi: 657 giorni. E siccome verso la fine si accorse di avere speso meno di quanto gli avevano dato, decise di usare i soldi avanzati per costruire davanti alla stazione dei treni un nuovo ponte che scavalcasse il Canal Grande, quello degli scalzi. I lavori cominciarono nove giorni dopo l'inaugurazione da parte del Duce del collegamento translagunare: altri 542 giorni ed era pronto anche questo. E siccome verso la fine di questa seconda opera si accorse di nuovo di avere speso meno del previsto, decise di buttar giù il vecchio ponte di ferro dell'Accademia, che versava in condizioni pietose, per sostituirlo con uno provvisorio di legno. Abbattimento, rimozione dei detriti, costruzione del nuovo manufatto e inaugurazione: un mese. Un mese! E il ponte di legno, bellissimo, è ancora lì.

Al che ti domandi: che cosa si è rotto? Quando? Perché? Come mai a un certo punto tutto si è trasformato in progetti di progetti per fare nuovi progetti senza un colpo di piccone?



  • LA DERIVA, RIZZOLI – GIAN ANTONIO STELLA E SERGIO RIZZO – Pag.52



Cosa s'è rotto? Proprio nulla, giusto qualche dettaglio qua e là! Cosa rispondere al giornalista, che ha tutte le ragioni di questo mondo per lamentarsi di questa classe politica? Ma, in effetti, da quando manca la croce bianca sul tricolore, l'Italia, sembra aver preso la via della tangente, e questa via è ben protetta da apposite leggi che la tutelano da quelle pericolosissime persone oneste, a cui fa riferimento il Sig. Stella nel suo libro. Così una volta sistemati a dovere coloro che desiderassero riprendere “the right way” (la strada giusta), non ci resta altro che scegliere tra tipi sinistri e inclini al malaffare. E chiaramente gli esempi non mancano, anzi oserei puntualizzare dicendo che, l'abbondanza di malaffare sinistro è così grandemente palese, che in molti si chiedono come mai la penisola non è ancora sprofondata nel mare dei debiti che questi hanno contratto, e per i quali chiedono al popolo di pagare il conto. Dunque, siamo orfani, senza il nostro passato, e la nostra memoria è drogata da ideologie straniere che non ci appartengono. Siamo vittime di filosofi germanici, che tanto danno hanno recato al mondo intero.

E se per caso, grazie a queste leggi liberticide stessimo spianando la strada a un passato più remoto che metterebbe in discussione anche l'esistenza stessa dell'Italia, nel senso di entità unica e indivisibile, di chi sarebbe la colpa? Lascio senza risposta il quesito, però non credo che la nostra Italia possa uscire sconfitta anche dal confronto con il passato Borbonico e Asburgico, e di tutti quei tiranni stranieri che hanno trattato i nostri antenati come zerbini, sudditi e mai cittadini. Possibile che gli sgherri e guardapiazza borbonici erano meglio della Benemerita Arma dei Carabinieri? E rispetto ai briganti, che dire? Possibile che questi avanzi di medioevo, possono tornare così alla ribalta e rivalutati come eroi romantici? Questi rigurgiti di storia, con tanti patetici ricami che, fantasiosamente ricuciono il passato remoto al presente, fanno un salto all'indietro di oltre 200 anni! E si pongono prepotentemente in relazione col presente attuale. Così, inermi assistiamo all'amnesia degli storici su fatti che riguardano il Novecento, e prendiamo lezioni dai nostalgici del Settecento. Ma è possibile parlare di futuro in questo modo? La verità è un'altra, noi stiamo impiccando il bel paese sulla forca borbonica, stiamo chiudendo la la nostra gloriosa memoria risorgimentale nelle buie carceri di quel regime sanguinario. Gli storici rifiutano il risorgimento perché quell'epoca gloriosa di rinascita, traghettò l'Italia nel fascismo. Questa è la verità! I Borbone torneranno, e voi tutti li farete passare, e quando si accomoderanno sul trono, ridurranno l'Italia in pezzi, avremo di nuovo due Sicilie, “faranno ammuina” e “funiculì, funiculà”. E questo scempio sarà consacrato sull'altare dell'antifascismo.

E non è difficile da immaginare la scena pietosa: interpreti, voi tutti, corrotti dal soldo straniero, col fazzoletto rosso in mano, «i tutori dell'attuale carta costituzionale» con le pance piene e con in tasca ancora i denari con cui venderete la terra dei vostri padri allo straniero, «Voi, vili e nauseabondi mercenari» saluterete allegramente la fine del bel paese cantando, “Bella ciao”.


Una bella canzone pop, potrebbe essere la giusta risposta al noto giornalista del Corriere della Sera: It's too late to apologize(?) - ONE REPUBLIC


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Io dico che un comunista in una caserma dell’esercito è un comunista di troppo.
Un comunista nella facoltà di un’università è un comunista di troppo.
Un comunista tra i consiglieri americani di Yalta è un comunista di troppo.
E anche se ci fosse stato un solo comunista al Dipartimento di stato, sarebbe stato un comunista di troppo.

J. McCarthy Il 9 luglio 1952 convention repubblicana.



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